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Una casetta di cioccolato

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Nulla di estremamente difficile o sbalorditivo, ma per realizzare questa casetta ho provato per la prima volta le potenzialità di Blender.
Modellazione "cicciotta" della pubblicità di Pasqua per un cliente che opera nel campo immobiliare. Mi è sembrato un dono interessante al posto del classico uovo.
La cosa un po' più complicata era ottenere il giusto misto tra luce e materiale per dare la corretta percezione del cioccolato.
Per essere il mio primissimo esperimento in assoluto con questo programma non mi sembra poi malaccio.


Ispirato!

Francesco Falconi, un bravo autore italiano, ha pensato bene di coinvolgere i lettori del suo ultimo romanzo Muses chiedendo loro di scrivere un racconto breve, di appena 5000 battute, per un concorso chiamato NetFace, che ha raccolto parecchi partecipanti entusiasti di mettersi alla prova. Il popolo di facebook si è mobilitato sia a scrivere che ad apprezzare (sotto con i likee!! cit. Alice de Angelis) e in poco tempo si è creato un bel gruppo di scrittori e appassionati che si sostengono e confrontano.
Ora, il concorso non l'ho vinto, ma sono strafelice per due cose: il mio amico ('mbare) Aaron ed io siamo comunque rimasti tra i 10 finalisti in corsa per il premio, e se consideriamo la giuria, composta da persone che lavorano per Mondadori, tra cui lo stesso Falconi, non posso che essere soddisfattissimo del risultato.il vincitore Danilo Campitelli, con il suo Oblio su Tela (solo il titolo mostra genialità) si è veramente meritatato la pubblicazione su Muses 2. Nessun rancore…

Blender Shooter

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Primo esperimento serio al corso di Blender Game organizzato da OS3 e tenuto da Andrea Rotondo: la realizzazione di un'astronave e l'inserimento in un livello di sparatutto a scorrimento orizzontale.

Modello molto spartano, però mi ha aiutato a prendere la mano con estrusioni, programmazione tramite logic bricks e mi ha obbligato a cominciare a pensare quadrimensionalmente. Grande Giove!





Regni sconfinati

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Si può perdere buona parte della propria vita reale per viverne una parallela in uno sconfinato regno chiamato Amalur?
Certamente! Perché questo gioco di ruolo è un ottimo esponente della scuola occidentale, con uno stile di rappresentazione curatissimo ma che ci ricorda costantemente di vivere un’avventura fantastica: ben lontano dal realismo, ma credibile e affascinante.
Per rendere la crescita del personaggio fluida e personalizzabile al massimo, sono sparite le tipiche classi di guerriero, mago, esploratore e ladro, ma si sviluppano a scelta con la crescita del personaggio le caratteristiche di combattimento, le abilità pratiche, la destrezza furtiva e i poteri magici.
Il proprio destino se lo crea il giocatore. Letteralmente. Infatti grazie alle carte del destino, si può scegliere quali caratteristiche saranno potenziate e se in una determinata occasione serve una forza da leone, in un’altra missione potremmo aver bisogno di migliorare le capacità magiche e per fare ciò basterà …

In un altro mondo

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Sono passati diversi anni da quando il fenomeno di Kingdom Hearts è arrivato, ma io ho avuto la fortuna di conoscerlo bene solo recentemente.
Non è possibile non notare l’entusiasmo narrativo che compone la serie. Insomma, tutti noi abbiamo desiderato almeno una volta entrare in un film Disney per aiutare i protagonisti: io per primo, più o meno all’età di quattro anni, quando ero perdutamente innamorato di Alice, volevo realmente salvarla dalla regina di cuori che minacciava di tagliarle la testa. Non nego di aver tirato un bel colpo di keyblade in testa alla pomposa bisbetica tiranna con una certa soddisfazione.
Unire Squaresoft e Disney è stata certamente una mossa vincente, anche come risultato commerciale, e la “scusa” utilizzata per spostarsi tra i mondi che hanno segnato la nostra infanzia, nel primo capitolo forse appena appena abbozzata, ha subito un’evoluzione e un’espansione tale che non può non coinvolgere intensamente il giocatore.
Qui il cattivo più perfido dei nostri c…

Raccontiamoci

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Il titolo del blog è una citazione non casuale al ciclo di romanzi che più mi ha ispirato. Non sono necessariamente focalizzato sull’opera di Ursula K. Le Guin, ma desidero mantenere il suo approccio nel raccontare le cose, come un tranquillo dialogo davanti al camino, in totale semplicità ma non privo di approfondimento. Io stesso scrivo ogni tanto. Per un bisogno personale, non per dimostrare chissà cosa a chissà chi. Finora i miei racconti sono rimasti tutti nella fase di scrittura “a porte chiuse”, come Stephen King definisce il momento in cui le storie stanno ancora prendendo forma un po’ nella mente dell’autore e un po’ sulla carta (o sullo schermo, visti questi tempi tecnologici). Dunque cosa mi spinge ad aprire questo piccolo angolo virtuale? Forse la curiosità di provare un altro servizio di comunicazione, forse il bisogno di estraniarmi un po’ dall’altro mio spazio nel quale ho investito tante energie legato al mondo dei videogiochi e alle esperienze che ne possono nasce…